Monday, November 23, 2009

Mafia Italiana

Maggio 24th, 2007 by Daniela

trinacria

Secondo il Governo Italiano coloniale, sbirro ed infame, la mafia ci tocca per sempre. Giuliano Amato, espressione della linea di governo “di” Orlando, ha detto che non dobbiamo farci illusioni sui risultati della lotta alla mafia. Cio si alimenta un falso mito di invincibilit della stessa.
In nessuna parte del mondo la mafia esiste se non con la connivenza dello stato.
Giorni fa, al confronto diretto con quell’altro buffone, Leoluca Orlando ha asserito che oggi il problema “non pi tanto la mafia…”. Vi basta?

Il sindaco Diego Cammarata non firma il documento di Addiopizzo. Ora ce la miniamo, noi. Ma lo Stato non potrebbe permetterselo. E questi pezzi di merda, che fanno la vera politica siciliana, a Piazza Aurispa e/o Piazza S.Lorenzo, parlando, portando e suggerendo, fanno i buffoni. Loro con lo Stato non ci avrebbero neanche a che fare, e infatti quelli che portano sono Pippo, Salvuccio, Ninni… non che sono dei pezzi di merda col loghetto della politica nazionale infame e coloniale, nooooooo, sono sempre loro, i picciotti!

Ai giovani del Meli, in questi sondaggi dei miei coglioni, che non significano un cazzo, ma sono buoni per i cessi dei giornali per infangare di nuovo qualcuno e nella fattispecie il nome del popolo, non bisognava porre la domanda (sbagliata): ” pi forte lo stato o la mafia?” ma ” pi forte un popolo che esprima la dignit del governarsi da solo o una societ senza stato, abbandonata a se stessa, ovvero pi forte un popolo che si autogestisce (oh, dio, quanto sarebbe normale, nella logica) o preferiamo una mafia ben infiltrata in quel po’ di stato coloniale che c’ in Sicilia”?

La mafia, Cosa Nostra, questa banda di infami sbirri amici dei Prefetti e dei questurini, non si contrappone allo stato, perch cos perderebbe la qualsiasi, privilegi clientele potere e controllo. La mafia “nello” stato, prospera al servizio degli infami colonialisti, altrimenti non sarebbe mafia ma delinquenza comune.

La lotta di liberazione dalla mafia una enfatizzazione di chi crede nell’ordine ottocentesco del Padre-Italia, che naturalmente ci soggioga e ci dice cosa dobbiamo fare, che cosa dobbiamo pensare, cosa bello, cosa onesto, cosa civile, cosa evoluto, cosa auspicabile. La lotta contro quegli sbirri affiliati a Cosa Nostra semplicemente una lotta di liberazione propedeutica alla liberazione della Sicilia pura e semplice.

Forse addirittura il contrario.
Solo se libereremo la Sicilia dalle catene politiche in cui l’hanno ridotta, essa sar automaticamente liberata dalla mafia, altrimenti - ha ragione Amato - sar sempre invincibile. E lo sar perch mentre la polizia bastarda assassina e coloniale fa finta di tagliare qualche tentacolo, la testa (che a Roma e/o Milano) sar sempre al riparo da ogni colpo.

Briganti e malandrini ci sono sempre stati. Mondo stato, e mondo .
Ma la mafia ha un atto di nascita: il 1860, quando “galantuomini e picciotti” (dicono le fonti del tempo) appoggiarono la marcia dei 1000. Chi erano quei “galantuomini”? Cos’ebbero in cambio?
La nostra dignit, la nostra reputazione, la nostra identit, le nostre radici. Ci hanno strappato dalla nostra terra, ci hanno reso uguali, nella loro testa, agli austro.ungarici.

La nostra Sicilia che mai in 3.000 anni era stata mafiosa e la cui unica identit riconosciuta oggi invece soltanto quella mafiosa. Bastardi, ce l’hanno sottratta, e ne hanno distrutto l’idea. Provate ad andare in giro per il mondo e vedrete di quanto fango ci ha ricoperto un secolo e mezzo di colonialismo italiano

L’Italia una cosa, la Sicilia un’altra.
W la Trinacria, W il Vespro, W la Sicilia!

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